[Persone Scomparse]
Ho Fame.
In fondo devo pur sempre mangiare.
C’è del latte sopra la dispensa.
Ho comprato una di quelle scatole di vetro per alimenti. Sembra un acquario per pappagalli,
ha una forma allungata che sembra fatta apposta per un becco.
Ma non è un acquario.
Ha il tappo, quindi è senza ombra di dubbio una scatola di vetro per alimenti.
Dentro ci metto un po’ di tutto, così evito di tenere una scatola per ogni cosa,
ma alla fine me ne dimentico, stupida amnesia che non se ne vuole andare,
e alla fine mi dimentico di mangiare.
Un tempo facevo collezione di campioni gratuiti di profumo, di quelli che regalano in profumeria
e anche se non li vuoi te li mettono dentro la busta della spesa.
Un tempo sono anche stato bulimico.
Ma poi, come tutte le cose mi ha annoiato, per non parlare dell’ odore del bagno: sgradevole.
Quando qualcuno entrava prendevo una boccetta di profumo e la rovesciavo sul pavimento,
se erano finite potevo sempre dire che la sera prima avevo dato una festa,
e qualcuno era stato poco attento durante il tradizionale rito del rigetto.
È pure per questo che andai via di casa.
Non ho bisogno di avere sotto gli occhi ulteriori segni di degrado.
Era una casa diventata crocevia per gli sconosciuti, delitti e peccati.
Mi accontento dei miei.
- Doccia.
- Abiti.
- La radio disturbata della mattina.
- Latte scaduto.
Queste fasi non hanno bisogno di particolari descrizioni.
Esce.
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Grondano logorroiche goccioline d’ acqua,
accessori inutili di una disturbata realtà cittadina.
Anche dai marci vapori di ossidi metallici però può nascere una poesia,
e questa città ne è la dimostrazione, con la sua pioggia che sgorga dalle grondaie rotte,
gli arcobaleni sospesi su un ponte pieno di locandine elettorali,
sciolte dall’ acqua e intrise di vischio pulsante sulla superficie.
Brillano, sono come foglie di menta bagnate di rugiada,
e delle piccole candide mani pronte a coglierle per farsi un cuscino.
Spari. Ripetuti spari.
Le tracce dell’ arcobaleno e della pentola d’ oro ai suoi pedi svaniscono,
lasciano il posto al fumo nero sporco di sangue che evapora da terra,
in lontananze sirene di auto blindate,
distruggono definitivamente il prisma delle 7 tentazioni.
I colori sono tentazioni troppo grandi qui.
Ecco allora che interviene l’ Autorità.
Uomo in divisa,
un colpo dilaniante al primo essere vivente sotto tiro.
È la causa che conta, non i mezzi.
Una bambina accasciata a terra,
fogli di carta in mano per sentire meno il peso del freddo
nella notte successiva, che mai conoscerà.
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Tagli di pellicola rubati ad un film western,
urla, appuntamento ad un bar di prostitute per festeggiare,
altri 3 colpi in cielo per spaventare l’ aria e aprirsi la strada con le luci rosse lampeggianti.
Il protagonista torna ad esserlo il traffico,
addobbato di campanellini e clacson.
Un uomo su una carrozzina per infermi tira fuori un telefono dall’ impermeabile.
Il 911 è occupato.
Il 911 è impegnato a fare giustizia.
Sarebbe un peccato scomodare un ambulanza per un misero corpicino senza vita.
È il dovere del cittadino per l’ interesse della società.
Spinge il tasto rosso sulla tastiera.
Si avvicina al corpo, le prende dalla mano un foglio di giornale,
lo scorre bramosamente con gli occhi,
poi strappa dall’ angolo un annuncio di linee erotiche.
“Non era male… se solo fosse viva…”.
Commento distratto.
Digita il nuovo numero e aspettando di prendere la linea lascia un ulteriore commento:
la pioggia malsana avrebbe pulito tutto prima di sera.
Non c’era da preoccuparsi per l’ onore della città.
Aspettava consensi da qualcuno che l’ avesse sentito,
si guarda intorno ma ecco che riesce a prendere la linea,
ecco qualcuno che gli avrebbe sempre dato ragione,
al solo costo di 3 dollari al minuto.
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Le anfetamine esalano gli ultimi respiri nelle vene dell’uomo senza nome.
Le analisi del sangue sarebbero un duro capo di accusa al mio processo.
Ma oggi non mi pesa per nulla essere una pedina vincolata da un contratto.
Le celebrità non scontano pene,
la diretta del processo potrebbe essere venduta a qualche talk show,
e il pubblico vuole sempre i lieto fine.
La mia coscienza sorriderà vedendo una carrozzina scivolare lungo le scale melmose,
superare la linea gialla della banchina
e atterrare sui binari della metropolitana.
È la corsa delle 12:53.
Qualcuno un giorno potrebbe volerlo sapere.
Perché mai negare un simile conforto?
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Accidia.
Era tardi forse
e continuava a domandare alla gente che passava
il perché si fosse trovato proprio li in quel momento.
Si agitava sempre più meticolosamente davanti le porte automatiche dei vagoni, entrava dentro,
usciva di nuovo, si sedeva aspettando che partisse, poi tirava il freno e la leva di emergenza,
Da diverso tempo l’ altoparlante sui mezzi pubblici trasmetteva “consigli per gli acquisti”
anziché musica, era addirittura stata tolta la voce automatica che annunciava le fermate:
distraeva troppo, a detta di qualcuno.
Le cuffie allora erano un modo per sbandierare il proprio anticonformismo a tutto questo, probabilmente erano pure spente ma tanto bastava per far irritare gli Agenti Pubblicitari in borghese:
un nuovo corpo di forze dell’ ordine istituito da poco.
