C
orpo ridotto a un mezzo busto.
Come un manichino in un negozio di abiti in saldi che, una volta finita la liquidazione,
verrà lasciato ai bordi della strada.
Un vagabondo delirante potrebbe prenderlo con se,
illuso di aver trovato un compagno di viaggi.
Illusioni, dialoghi che divagano.
Fotografia concettuale.
Un mezzo busto che sporge dalla ringhiera di un ponte.
Da qualche parte ci sarà una telecamera voyeuristica
che lo inquadra, c’è gente che potrebbe addirittura voler pagare pur di vederlo.
Feticismo sfumato, perversioni raffinate,
è un raro esempio di manichino che… «si muove!»
«Respira!»
«Soffre!»
È uno spettacolo che indubbiamente vale i soldi che costa.
I reporter appostati nei loro nidi dentro i muri di pietre riscaldano le lampade dei loro flash.
Non stanno aspettando un uomo moralmente colpevole.
Aspettano una notizia.
Sono sorridenti, borbottano, fumano, ridono, consigli, soffiate,
li distingue solamente il tesserino della loro agenzia appeso con una molletta all’ impermeabile.
Sono tutti grigi.
Gli impermeabili.
E pure loro.
Nessuno avrebbe mai fatto caso ad uno dei tanti uomini con l’ impermeabile,
che usciva inerme dalla nebbia stagnante in quei labirinti sotterranei.
Attesa lunga anni.
Stesso punto di partenza.
Stesse risposte sconclusionate.
Interrogativi soffocanti.
Lento soffocamento nella strada per tornare nonsisàdove.
Parlare con lo sguardo:
linguaggio noioso, complicato e poco in voga.
Parlare con lo sguardo:
attesa di risposte un po’ meno sconclusionate.
Al buio i lineamenti perdono nitidezza,
le serrande chiudono,
fischia il treno, che sta per partire nonsisàdove.
Dove finisce tutta la gente quando le serrande chiudono?
Risposte:
Sconclusionate.
Il vento non segue un ordine preciso,
la centrifuga non segue un ordine preciso,
così le priorità durante la giornata.
Potrei accorgermi che è troppo tardi per fare un pupazzo di neve sul vialetto del teatro.
Forse ci sarà la posta nella cassetta.
Sicuramente tutta pubblicità.



